Spread Digitale

Come bruciare 10 milioni di Euro al giorno

Spread, letteralmente differenziale, ampiezza, è una parola che da qualche anno è entrata prepotentemente nel nostro linguaggio comune.

Nel lessico finanziario può assumere diversi significati. Quello a noi più noto è la differenza tra il rendimento dei Bund tedeschi e i Btp (buoni del tesoro poliennali) italiani, di durata decennale ed è un indicatore dell’affidabilità del sistema economico dell’Italia.

Naturalmente la nozione di spread è applicabile anche ad altri campi, per esempio a quello digitale e anche in questo ambito è una efficace cartina di tornasole per analizzare il livello di digitalizzazione del nostro Paese.

Lo spread digitale è sostanzialmente la misura del ritardo tecnologico, culturale e organizzativo dell’Italia nei confronti dell’Europa.

Un ritardo che tutti noi paghiamo a caro prezzo: secondo la stima del CENSIS, qualcosa come 10 milioni di Euro al giorno. Che cosa fare per colmare il divario con l’Europa e dare ossigeno alla nostra economia?

Per prima cosa, investire in cultura digitale, “alfabetizzare” gli italiani: renderli familiari con le nuove tecnologie. A oggi, nel nostro Paese, solo il 58% della popolazione tra i 16 e i 74 anni utilizza il web, contro una media europea del 75 %. Poi, sviluppare il commercio on line. Anche in questo caso, lo spread tra le imprese italiane attive nel commercio elettronico e quelle europee indica un forte ritardo. In Italia sono il 5 %, mentre la media europea è del 14 %.

In terzo luogo, bisogna aumentare i pagamenti elettronici. Anche quando si tratta di maneggiare denaro, la distanza tra l’Italia e l’Europa è considerevole. Da noi l’87% della popolazione paga cash i propri acquisti. Nel Vecchio Continente la media scende al 66,6%. Attenzione, non si tratta soltanto di comportamenti e abitudini di privati cittadini. L’Italia, infatti, è al penultimo posto in Europa per utilizzo dei servizi on line nella pubblica amministrazione.

Al di là delle cause (scarsa fiducia verso le tecnologie digitali, incapacità a usarle, insufficiente e inadeguata formazione dei cittadini da parte di enti pubblici e privati) tutti questi dati sommati assieme producono una perdita secca di 10 milioni di euro al giorno per le casse del Bel Paese.

Forse, per ridurre la distanza che ci separa dall’Europa e risparmiare qualche soldino, si potrebbe fare ricorso a un vecchio claim, opportunamente attualizzato: digitate, gente, digitate.