Anche l’orecchio vuole la sua parte

Michael Eisner, per 20 anni amministratore delegato alla Walt Disney, sostiene: “Un brand è un’entità viva, che si arricchisce o si indebolisce nel tempo; è il prodotto di migliaia di piccoli gesti”.

Questi piccoli gesti rappresentano lo sforzo di esperti di marketing e creativi per far sì che i clienti ne compiano altri, tipo: strisciare la carta di credito per acquistare un prodotto; viaggino per migliaia di chilometri per vedere un quadro, un paesaggio o una rock star; sentano accelerare le pulsazioni cardiache di fronte a una bella automobile.

In pratica, un brand mette in moto dei meccanismi psicologici ed emozionali (emo-muovere = muovere il sangue) che ci fanno amare, desiderare, identificare con un determinato logo, i suoi colori, i suoi simboli, la confezione del prodotto, il mondo a cui il marchio è associato.

Come avrete notato abbiamo fatto riferimento a una sfera sensoriale che riguarda soprattutto la vista, il gusto, l’olfatto, il tatto, e che agisce molto in profondità a livello inconscio.

Eppure ci siamo dimenticati che un brand può essere fatto anche di suoni. Quella dell’udito è una frontiera, forse l’ultima frontiera, che i brand builders devono ancora del tutto, o hanno solo in parte, esplorato, un po’ come gli abissi marini sul pianeta Terra.

Qui non si sta parlando delle colonne sonore o delle canzoni abbinate a uno spot pubblicitario. Qui si parla brani studiati appositamente per il riconoscimento della marca: una sorta di pay-off sonoro.

L’esempio più noto è quello di Mazda. Dal 2000 “ZOOM ZOOM” porta subito alla mente il brand giapponese e che rivela così il lato divertente della tecnologia.

Da qualche tempo, anche BMW accompagna il proprio pay-off istituzionale “Driving Passion” (in Italia, Piacere di guidare) con un breve stacco musicale.

Anche l’orecchio, dunque, vuole la sua parte, specialmente nel settore Automotive. Pensiamo solo al marchio Audi. Il nome è l’imperativo presente del verbo latino “audio”, traduzione del tedesco Horch (Odi). August Horch, per la cronaca, è il fondatore della casa dei 4 anelli (elemento grafico di notorietà planetaria).

Musica e suoni hanno un’importanza straordinaria nella costruzione di un brand. Un motivo di successo è fondamentale per il riconoscimento di un prodotto.

Buttando lì, a caso, qualche esempio:”Bidi bodi Bù” vuole dire Ondaflex. Le colonne sonore di Vangelis o di Roberto Molinelli per Pasta Barilla.

Ecco, quello che vogliamo dire è che affidarsi a un compositore è spesso un valore aggiunto per la comunicazione commerciale. L’opera viene confezionata su misura, è studiata e non adattata come quando si acquista da una library.

Oggi ci sono molti bravi compositori specializzati per la pubblicità e per la comunicazione in genere (video corporate, jingle, effetti) e il loro apporto può fare davvero la differenza.

Certo, bisogna sempre fare i conti con i budget, è vero. Ma investire in qualità non è mai denaro sprecato. E come avrete capito, questo è un leitmotiv del nostro blog.